In che modo il design può risolvere problemi sociali? Rispondere è facile: basta far parlare gli oggetti. Coltelli speciali per non far tagliare i non vedenti, scarpe da calcio prodotte con bottiglie di plastica riciclate, piattaforme online per preservare le lingue in via d’estinzione.Questo è altro si è potuto vedere al Global Grad Show, dal 14 al 18 novembre a Dubai, all’interno della Dubai Design Week.

“Il Global Grad Show presenta progetti di design e non solo che sono pensati per dare beneficio diretto alle cause sociali e ambientali”, spiega il curatore canadese Brendan McGetrick, “Cerchiamo di dimostrare come le migliori giovani menti di tutto il mondo stanno plasmando il futuro”. McGetrick ha selezionato quasi 200 proposte, coinvolgendo 92 università da 40 Paesi. Il risultato è un interessante mix di progetti di natura molto diversa. Si va da idee che risolvono i problemi di semplici campeggiatori, come lo svizzero Cocoon, un sacco a pelo speciale che incorpora anche le funzioni di tenda e stuoino isolante; a oggetti pensati per chi ha demenze o disabilità, come il cassetto con doppio fondo che nasconde le stoviglie taglienti ideato a Singapore.

Dai giochi pensati per i bambini di strada (la porta da calcio portatile creata a Rio de Janerio), a quelli per manager che vogliono un pizzico di realtà aumentata stile Minority Report indossando un semplice anello (lo Scroll proposto dal Royal College of Arts di Londra). Alcuni sono oggetti già visti in giro, come il Troxes, a metà tra un lego e un origami, che il MIT Media Lab ha lanciato su Kickstarter a maggio e iniziato a spedire il mese scorso, altri sono prototipi estremamente ambiziosi, come la scialuppa di salvataggio per grattacieli chiamata Argonaute.

Ad accomunare tutte le idee di design il tentativo di eliminare le frustrazioni della vita moderna. Possibilmente con un po’ di ironia e qualche provocazione. Come ha proposto l’ esperta di design taiwanese Yi-Fei Chen, che all’ennesima revisione accademica in cui non è riuscita a difendere le sue idee, ha pensato a una pistola che cattura le lacrime direttamente dal canale lacrimale, le congela e le trasforma in proiettili. “L’arma non è pensata per infliggere dolore fisico alla vittima dell’assalto, ma piuttosto di offrire a chi la impugna un senso di sollievo emotivo quando preme il grilletto”. Ma anche noi di LANGA non abbiamo nulla da invidiare a livello di design a questi esperti internazionali. Visita il nostro sito per vedere di cosa siamo capaci!

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